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Le opinioni del presidente di Pubblicità Progresso? Sono come le famiglie gay: “non esistono”.

Due settimane fa il CdA di Pubblicità Progresso ha confermato la fiducia all’attuale presidente, nonostante sue dichiarazioni controverse, come per esempio questa:

“…almeno 2 giurati su 5 erano gay, ma non è questo il problema (anche se non rispetta per nulla la rappresentanza secondo i dati Istat). Quello che non mi pare bello è che almeno due erano visibilmente “checche” il che è una squallida caricatura dell’essere gay…”

Come è potuto succedere? In che modo gli oltre 20 consiglieri hanno conciliato certe posizioni del loro presidente con la Vision espressa dallo Statuto di Pubblicità Progresso – Art. 3 punto 2? (“La Fondazione ha lo scopo di contribuire alla soluzione di problemi civili, educativi e morali di carattere sociale grazie all’ideazione, al coordinamento e alla realizzazione di campagne di comunicazione atte a stimolare la coscienza civile e l’agire per il bene comune”.)

È difficile rispondere a questa domanda.

Forse hanno considerato le persone LGBTIQ come un problema civile, educativo, morale e di carattere sociale da “risolvere”. Oppure la Fondazione non si sta comportando con totale coerenza e trasparenza nella vicenda.

Il 21 giugno, giorno successivo al cda, chi telefonava a PP riceveva questa risposta:

“L’unico commento che il CdA di Pubblicità Progresso rilascia è il seguente: La Fondazione Pubblicità Progresso ritiene di non sentirsi coinvolta in alcun modo nelle polemiche apparse sui social media negli ultimi tempi”.

Due giorni dopo, il 23 giugno, è stato licenziato il capo della comunicazione di Netflix, per avere usato il termine “negro” almeno due volte in una riunione di lavoro.

Ma Netflix non è Pubblicità Progresso.

Jonathan Fiedland se ne va, scusandosi: “Lascio Netflix dopo 7 anni. I capi devono essere irreprensibili nel dare l’esempio e purtroppo non sono stato all’altezza…”

Alberto Contri invece resta presidente e invoca il tempo delle spade.

“Sono stato crocifisso, lapidato, webbizzato, insultato, minacciato, sfottuto per aver sostenuto che “Vorrei che qualcuno mi dimostrasse che i bambini non nascono dall’incontro di un maschio e di una femmina”, e per aver sostenuto che “una crescita equilibrata dei figli richiede la presenza di figura materna e figura paterna”. Ritorna quindi di enorme attualità l’aforisma di Gilbert Keith Chesterton: “Verrà un tempo in cui sarà necessario sguainare le spade per sostenere che d’estate l’erba diventa verde“.

Giovanni Parapini, responsabile comunicazione e uno dei due Consiglieri Rai nel cda di Pubblicità Progresso, è stato sin qui l’unico a rilasciare una dichiarazione (a Virginia Della Sala, de Il Fatto Quotidiano – ndr) “Questa polemica per noi rappresenta una posizione personale del presidente, non certo della fondazione”.

Ho scritto a Google, facendo notare che trovavo sorprendente l’appoggio alle dichiarazioni di Contri da parte dei due rappresentanti Google nel CdA. Mi è stato risposto, con cortesia:

“…nel 2018 siamo usciti dall’associazione (quindi non abbiamo più consiglieri all’interno del cda PP). Questo probabilmente aiuta a spiegare i punti da te sollevati…”

Ho scritto a Facebook. Mi hanno risposto, con grande disponibilità e trasparenza:

“nessuno di Facebook era presente alla votazione… Abbiamo chiesto spiegazioni al presidente per le posizioni che ha tenuto in più di un’intervista pubblica perché non in linea con i nostri principi e valori. In attesa di chiarimento, evidentemente non condividiamo e ci dissociamo dalle dichiarazioni fatte su vari media”.

E gli altri consiglieri? Vi dico quello che risulta a me.

Contri è sotto osservazione…ha ricevuto messaggi molto chiari da parte di tanti….Stiamo in tanti, cercando il modo migliore per un dopo Contri, ritenuto da (quasi) tutti i consiglieri come necessario.

Nel frattempo, il sedicente “cattolico tollerante” resta presidente di Pubblicità Progresso.

Resta in corsa per una poltrona nel CdA Rai (ruolo già ricoperto due volte ai tempi dell’editto bulgaro che determinò l’ostracismo a Enzo Biagi in Rai).

E resta uno dei docenti della Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM).

Se fossi un giornalista vero (ce ne sono anche nelle testate del settore pubblicitario) farei alcune domande alla Fondazione Pubblicità Progresso.

Perché se “questa polemica rappresenta una posizione personale del presidente, non certo della fondazione”, il CdA l’ha confermato?

Perché accettare le scuse incondizionate di Alberto Contri ma non renderle pubbliche per scusarsi incondizionatamente con chi aveva offeso? (Ovviamente non mi riferisco a me, considero le sue ridicole denigrazioni delle medaglie di cui andare fiero.)

Il CdA della Fondazione non ritiene che le affermazioni del Presidente abbiano insultato direttamente migliaia di persone che meriterebbero scuse pubbliche altrettanto incondizionate?

Il 2 giugno, nella bacheca di Paolo Iabichino, il Presidente della Fondazione ha scritto:

Pubblicità Progresso, che io rappresento, ha deciso l’anno prossimo di lanciare una nuova campagna sul tema della Diversity, trattando le problematiche relative a sei tipi di diversità: di genere; intergenerazionale; di diversa abilità; culturale; linguistica e religiosa; di orientamento sessuale. Appena ci siamo rapportati con l’associazione Diversity, (Diversity Media Awards – ndr) che ti scopriamo? Che di tutti questi temi, si privilegia l’LGBT. Guarda caso.”

In questa dichiarazione il Presidente parlava a titolo personale o a nome della Fondazione? Perché non ci sono state scuse incondizionate alla Presidente di Diversity, Francesca Vecchioni?

È davvero così complicato per la Fondazione preparare un “dopo Contri”? O qualcuno della Fondazione lo protegge per spingerlo alla sua terza poltrona nel CdA Rai?

Nel Dossier de Il Fatto Quotidiano, scritto dalla giornalista Virginia Della Sala, si evince il rifiuto di rendere noti i bilanci. Perché questa mancanza di trasparenza?

Sono otto semplici domande. Il dopo Contri può cominciare da otto risposte, finalmente chiare e trasparenti. O essere rimandato, con l’ennesimo silenzio di chi ha qualcosa da nascondere o si considera troppo in alto e intoccabile per essere cortese.

 

Approfondimenti, in ordine cronologico:

Pubblicità e Regresso

Ministro Fontana, Alberto Contri & Pubblicità Progresso

Che mondo vuole il cda di pubblicità progresso

Che anima ha Pubblicità Progresso