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Le 3 imprese di Pokemon GO

Da 24 ore sono una delle 50 milioni di persone che hanno scaricato Pokemon GO, permettendo all’app di superare Facebook e Twitter per numero di download.

Ho deciso di darle una chance quando ho visto che anche dei miei coetanei, e non solo i millennials, erano impazziti per lei e giocandoci ho tratto 3 conclusioni. 3 imprese che a noi pubblicitari sono sempre sfuggite.

1) Coinvolgere generazioni diverse.

Come dicevo nella premessa, a convincermi a fare il grande passo non è stato tanto il numero di articoli che parlavano del fenomeno, quanto la testimonianza di una coppia di amici che reputo a me affini. Tra loro e i più giovani giocatori ci saranno almeno una ventina di anni di differenza, eppure si riconoscono tra loro con uno sguardo, hanno un vocabolario tutto loro (“Pokestop”, “Pokedex”, per non parlare dei vari “Charmander”, “Pidgey”, “Rattata”…) e hanno superato la questione dell’età, secondaria rispetto al colore della squadra e al livello raggiunto.

2) Far uscire le persone da casa solo ed esclusivamente per l’attività.

Flashmob, eventi, “experience” di ogni tipo… Possiamo dircelo, in confidenza: a meno che non abbiamo promesso regali o ingaggiato cantati e personaggi famosi a supporto dell’iniziativa, difficilmente siamo riusciti a spostare le masse in nome del brand.

Ebbene, dopo aver spodestato la squadra rossa da una Palestra di Milano, ho visto alle 11 di sera un gruppo di ragazzi sopraggiungere in bici per la riconquista del podere – a suon di lanci di Pokeball, ovvio.

3) Far amare la realtà aumentata.

La realtà aumentata non è certo una novità per chi lavora nell’ambito della comunicazione. Anzi, pensavamo che ormai fosse roba superata, come i droni e i video a 360°. Abbiamo cercato di farne la leva dei nostri eventi, eppure per il grande pubblico non era mai scattata la scintilla.

Ora la realtà aumentata sta godendo di una seconda vita, aiutata dal fatto che si tratta di puro intrattenimento. Ecco quindi qual era il problema: noi non eravamo davvero interessati alla realtà aumentata, ma solo all’esca che poteva diventare. Le persone se ne sono accorte e hanno aggirato la trappola.

Se ci sono altre lezioni all’orizzonte? Probabilmente. Ecco perché ho deciso di prolungare un po’ l’esperimento. Gotta catch ‘em all.